Da quando è iniziata la diffusione delle diete dimagranti si è cominciato a parlare dei dolcificanti artificiali, prodotti per rendere dolce il cibo senza avere le calorie dello zucchero. Da decenni gli specialisti e ricercatori lo consigliano come un modo senza problemi per sopportare la dieta mantenendo un po’ di gusto ai cibi. Adesso, saccarina, aspartame, stevia, fruttosio hanno invaso ogni bar per dolcificare caffè e cappuccino. Adesso gli scienziati scoprono che non fanno così bene e sta nascendo un grande dibattito. Il loro pericolo è reale, per molti aspetti è maggiore dello zucchero, ed è così grande che si consiglia di tornare indietro alla nostra zolletta. Vediamo perché.

I guai sono molteplici, il primo è la loro tossicità intrinseca, la loro sospettata cancerogenicità , è una questione antichissima iniziata già con l’introduzione della saccarina, e che sembrava terminata quando il suo uso è stato vietato, per essere sostituita da altri più innocui. Poi la loro innocuità non era tale, tanto che la saccarina è tornata come prodotto meno tossico dei suoi sostituti. Ci sono numerosi lavori scientifici che definiscono il grado di cancerogenicità dei vari dolcificanti artificiali. Questo tipo di pericolosità è venuta meno rilevante quando si è diffusa la stevia di derivazione naturale e con un rischio cancerogeno molto basso.

Ma ci sono altri tipi di problemi molto più subdoli perché negano la loro natura di prodotti adatti a dimagrire. C’è chi afferma che non è vero che aiutano la dieta anzi fanno il contrario. Il fatto era già conosciuto dagli anni 80, ma ultimamente è salito alla ribalta con più forza. Sembra un controsenso, ma i dolcificanti artificiali sono stati correlati con una maggiore appetito e un aumento della fame, che tende ad aumentare il consumo di cibo e portare ad un aumento di peso. Blundell già nel1986 ha scritto un articolo su Lancet parlando degli effetti paradossali di un edulcorante intenso (aspartame) sull’appetito.

Ma come può il gusto dolce, in assenza di calorie spingere le persone a mangiare più cibo nella loro dieta? Il meccanismo non ancora ben conosciuto, l’ipotesi più accreditata è che la risposta fisiologica al gusto dolce deve essere accoppiata al contenuto energetico degli alimenti, e che interrompere questo equilibrio potrebbe devastare il controllo dell’appetito e dell’omeostasi energetica. Numerose prove in modelli animali confermano che l’esperienza di l’alta intensità dolcificante altera l’omeostasi del glucosio e il rilascio di glutatione l’antagonista dell’insulina nei ratti (Swithers SE, 2013).

Ulteriori prove in moscerini della frutta hanno visto che non è la sostanza dolcificante in sé che aumenta la fame, ma lo squilibrio tra dolcezza e contenuto calorico. Con una cronica assunzione di dolcificanti artificiali il cervello non ‘crede’ più che un sapore dolce sia collegato ad un afflusso di energia e stimola i mediatori della fame che spingono a mangiare. I risultati sono netti sugli animali meno sull’uomo, si sospetta che ci sia una diversità da individuo a individuo.
In conclusione l’uso dello zucchero dolce e con calorie non è da abolire del tutto. La soluzione è in una riduzione per ingerire meno calorie, fatta con decisione e senza rimpianti.

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POSTED BY Dr Grazioli | Gen, 23, 2017 |

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