La privazione del sonno riduce l’efficienza cerebrale e alla lunga causa invecchiamento cerebrale e malattie neurodegenerative.

Già i nostri nonni, con la loro saggezza, sapevano che non dormire a sufficienza è dannoso per la salute. Da tempo studi importanti in questo settore dimostrano l’esistenza di un aumentato rischio di malattie cardiovascolari, obesità, diabete e cancro associato a carenza cronica di sonno. Ma, cosa molto importante, negli ultimi anni, si è osservato che la carenza di sonno è correlata anche alla malattia di Alzheimer, infatti si ha un accumulo di sostanza beta-amiloide che è il substrato patologico di questa malattia. Ora recentissimi studi dimostrano la correlazione tra scarsità di sonno e il danno delle cellule nervose del cervello. Sono ancora ipotesi ma è meglio cercare di riposare e dormire un numero sufficiente di ore per mantenere una buona salute del cervello.

Recenti scoperte sono state fatte dal ricercatore italiano dott. Michele Bellesi, medico neurologo del Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica, sezione di Neuroscienze e Biologia cellulare della Politecnica delle Marche, autore di numerose ricerche in collaborazione con l’università del Wisconsin. Negli ultimi anni, ha condotto vari progetti in questo campo, rivelando che il sonno ripara la rottura dei doppi filamenti di DNA nelle cellule, scoprendo che il sonno consolida l’apprendimento motorio. All’opposto invece la carenza di sonno indebolisce la mielina dei neuroni e aumenta la fagocitosi degli astrociti nella corteccia cerebrale, entrambe le situazioni causano un danno cerebrale che ne riduce l’efficienza e questo fatto non sempre può essere reversibile.

In quest’ultimo studio sulla fagocitosi degli astrociti, ha dimostrato che la scarsità di sonno può indurre il cervello a ridurre le connessioni tra le cellule nervose. Infatti gli astrociti che hanno il compito di eliminare le sinapsi ormai non più utili e le cellule danneggiate sono molto attivi in carenza di sonno.

Per determinarlo, il dottor Bellesi ha condotto degli esperimenti sui topi dividendoli in quattro gruppi. Gruppo 1, quello dei topi riposati, è stato lasciato a dormire per 6-8 ore. Gruppo 2, topi che sono stati svegliati dal sonno più volte. Il gruppo 3 è stato privato del sonno per 8 ore di seguito, infine l’ultimo gruppo è stato cronicamente privato del sonno per cinque giorni di seguito. Alla fine dello studio confrontando l’attività degli astrociti nei quattro gruppi, si è visto che dei topi ben riposati solo il 5,7 per cento delle sinapsi era stato distrutto, mentre nei topi spontaneamente svegli la distruzione era del 7,3. Nel terzo gruppo di topi, quelli privati del sonno, gli astrociti avevano distrutto il 8,4 per cento delle sinapsi, e in quelli cronicamente privi di sonno, la distruzione era stata del 13,5 per cento delle loro sinapsi.

Si è trovato che la maggior parte delle sinapsi che venivano distrutte nei gruppi di topi privi di sonno erano le più le più vecchie e più usate, questo è probabilmente una buona cosa perché migliora l’efficienza del cervello togliendo le sinapsi difettose, ma quando si ha una cronica privazione del sonno le percentuali di distruzione salgono a valori molto alti e si crea una carenza di sinapsi che riduce l’efficienza del cervello.
Da questo studio si vede che dormire poco se ripetuto temo può creare seri problemi. Il cervello comincia a fagocitare e a digerire le proprie cellule danneggiate. Si crea una specie di ‘autodistruzione’ che toglie detriti e scorie inefficienti e mentre all’inizio ha effetti benefici, poiché ripristina i circuiti neurologici logorati dalla mancanza di riposo proteggendo le connessioni ancora sane, nel tempo crea danni che si mantengono nel tempo e sembra che predispongano ad ammalarsi di Alzheimer o di altri disturbi neurologici.

Lo studio è stato condotto sui topi e il passaggio delle conclusioni sull’uomo non è così scontato, però è comune l’esperienza di sentirsi un po’ fuori fase quando si dorme poco.

In conclusione le difficoltà a concentrarsi, a prestare attenzione e a memorizzare, sono aspetti comuni legati alla privazione di sonno, ora gli studiosi hanno trovato che sono, almeno in parte, dovuti proprio all’assottigliamento delle guaine mieliniche e alla distruzione delle sinapsi danneggiate.

POSTED BY Dr Grazioli | Giu, 19, 2018 |

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